Colline parmensi in moto

Breve tour "dietro casa" di Ugo Cattabiani: "se non avete pretese di itinerari blasonati ma sapete scovare l'avventura tra i saliscendi della collina pre-appenninica, questo è l'itinerario che fa per voi".

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Itinerario Colline Parmensi
Itinerario sulle colline parmensi

I colli parmensi “dietro casa”: un piccolo mondo antico di curve e tornanti

Avere una moto pronta per fare il giro il mondo serve anche per sfogarsi a due passi da casa tra un impegno di lavoro e la famiglia. L’importante è l’esperienza e il senso di soddisfazione, per quanto breve sia (ndr).

Premessa dell’autore

Se da un lato il mercato delle maxienduro propaga e propaganda stimoli difficilmente realizzabili (come logistica e finanze) producendo modelli di moto che, in teoria, possono attraversare le lande più sperdute del Marocco, dall’altro si tende a dimenticare che esiste un “piccolo mondo antico” fatto di curve e tornantini (nonché asfalti dissestati) alla portata di tutti, poiché dietro casa.

“Immaginate di uscire dall’ufficio, ritirare i figli da scuola e avere ancora un paio d’ore a disposizione per dare sfogo (e gas) alla vostra bicilindrica appisolata in garage.

Se non avete pretese di itinerari blasonati ma sapete scovare l’avventura tra i saliscendi della collina pre-appenninica, questo è l’itinerario che fa per voi!

Finita la giornata, si parte!

Il nostro raid prende il via alle 17:30 di un giorno infrasettimanale di fine settembre. Siamo alla periferia di Parma e abbiamo a disposizione ancora un paio di ore di luce. La via Emilia in direzione Piacenza è congestionata dal traffico, ma il tratto di SS9 da percorre è davvero poco. Qui l’unico vero sforzo richiesto al motociclista è quello di pazientare e non buttarsi in sorpassi azzardati (tanto si procede a singhiozzo). Attraversato a passo d’uomo l’antico ponte sul fiume Taro, ecco materializzarsi il varco benedetto verso Sud: via, si apre il gas! Raggiungiamo Noceto e proseguiamo verso Medesano, imboccando la Strada Provinciale Pedemontana che percorriamo fino a trovare il “passaggio a Sud-Ovest” – quello definitivo – verso le colline, lasciandoci alle spalle gli ultimi camion e piombando nella campagna dove le automobili si fanno più rare e i ciclisti più frequenti. Solchiamo a velocità di crociera la SP64 puntando Varano Marchesi, ultimo paesino pedemontano, oltrepassato il quale sterziamo bruscamente a destra, scaliamo in seconda e ci inerpichiamo verso l’abitato di Case Mezzadri: qui comincia un insospettabile Gran Premio della Montagna, con stretti tornanti in serie. La V-Strom non si fa pregare e con la sua entusiasmante coppia ai bassi raggiunge senza incertezze la nuova altitudine di 364 metri. Nemmeno il tempo di ammirare l’ordinato paesaggio agricolo dalla costa su cui ci siamo inerpicati, che è già tempo di discesa. Ci lasciamo condurre dalle sinuosità della Strada delle Terme, direzione Salsomaggiore.

L’asfalto è pessimo, c’è da stare attenti. Ovunque ci sono crepe, rigonfiamenti, buche, tratti ghiaiosi in perenne rifacimento. Cavalcare un’endurona stradale dà sicurezza, anche se la taratura standard delle sospensioni (peraltro regolabili) della V-Strom risulta in certi tratti un po’ rigida; in alcuni momenti desidereremmo all’anteriore un cerchio da 21 pollici o addirittura una moto da cross (incontriamo e salutiamo nel corso della nostra gita vari crossisti, essendo la zona ricca di carraie oltre che di un circuito da regolarità). Ma sono solo momenti. Giocando quasi esclusivamente tra seconda e terza marcia, la V-Strom dà prova di carattere: con un filo di gas siamo fuori dagli impacci e non perdiamo mai la traiettoria. In non poche occasioni viene istintivo alzarsi sulle pedane, arretrare il baricentro e stringere il serbatoio tra le gambe (come ci ha insegnato Davide Degli Esposti alla V-Strom Academy). Insomma, è un vero e proprio raid tra le colline!

Ci avviciniamo intanto a un altro bivio decisivo. In base all’umore possiamo scegliere se dirigerci a Nord-Est e visitare la chiesa di Tabiano Castello (edificio in stile romanico del XVI secolo, la cui facciata in pietra con ornamenti in marmo bianco di Carrara è un piccolo gioiello architettonico) proseguendo poi per le affascinanti strade attorno a Salsomaggiore Terme (itinerario che richiede lo sforzo minimo di guardare ogni tanto la strada davanti a sé, oltreché i panorami); oppure, sentendoci più avventurieri, possiamo perseverare nell’ascesa verso Pellegrino Parmense. Questa seconda opzione schiude a sua volta una vasta gamma di destinazioni intriganti, tutte a Sud-Ovest, ed è pertanto consigliata a chi non teme di rincasare un po’ più tardi; soprattutto la consigliamo a chi non è mai sazio di curve e tornanti.

Oggi l’umore è battagliero e ci consiglia un’ulteriore ascesa lungo la SP 359 R. Pronti via! Pochi chilometri e ci imbattiamo in un altro insospettabile Gran Pren Premio della Montagna: strettissimi e meravigliosi tornanti in rigorosa solitudine (nessuna carovana di GS o Africa Twin a raggiungere ristoranti in quota) poiché in cima non ci aspetta alcun ristoro enogastronomico ma soltanto l’altitudine di 650 metri s.l.m del Valico Sant’Antonio. Dire “soltanto” è ingiusto, poiché in questo punto il panorama è notevole in ogni direzione, eccezion fatta per le gigantesche antenne e i mastodontici ripetitori che ci ricordano quanto l’aggettivo “incontaminato” sia da usare con parsimonia. [FOTO 5]

Approfittiamo del “campo” a cinque tacche per telefonare a casa e sentire se è tutto OK. (Perfetto, fin qui nessuna ramanzina!) Sono le 18:30 e abbiamo ancora un’ora di luce per tornare sui nostri passi, riporre la moto in garage, farci una doccia di decompressione e presentarci davanti al risotto delle 20:00 perfettamente drenati dallo stress.

Giro di boa e ritorno

A proseguire verso i monti si arriverebbe senza troppo sforzo (e notevole goduria) al maestoso castello di Bardi, imponente fortificazione che sorge su uno scoglio di diaspro rosso e che, oltre a rappresentare uno dei massimi esempi di architettura militare in Italia, si dice offra dimora al fantasma del povero Moroello, cavaliere che si tolse la vita al ritorno dalla guerra dopo aver appreso la notizia del suicidio dell’amata Soleste; ci servirebbe però un’altra ora e mezza tra andata e ritorno, per cui ci scusiamo con Moroello, riproponendoci di andare a fargli visita un’altra volta, con più calma.

Optiamo dunque per un rientro con ampio margine di improvvisazione. Puntiamo verso Fornovo e il casello dell’A15 Parma – La Spezia (casello che non imbocchiamo e che superiamo con una sgasata di gusto perché, come ormai avrete capito, in nessun caso e per nulla al mondo ci andremmo a ficcare nell’inferno autostradale). Abbiamo o non abbiamo decine e decine di stradine periferiche ancora da scoprire? Perché rovinarci il gioco? Proviamo a inventare percorsi alternativi tra Felegara, Sant’Andrea Bagni e l’ultimo – forse più gustoso – Gran Premio della Montagna (il terzo!) del nostro itinerario, che ci porta a dominare campi, trattori e cascine in lontananza dall’alto della magnifica costa di Miano, alle porte di Medesano. Scendiamo in un attimo, ripercorrendo la strada per Varano Marchesi con calma olimpica, ma ci induce in tentazione un cartello marrone (quello per le indicazioni turistiche) che recita sobriamente: “2 Km alla Croce”.

Il calore emanato dai 1.037 cc della V-Strom non infastidisce, anzi, con l’aria che raffresca ci convince a proseguire. Sarebbe un peccato fermarsi proprio adesso che il feeling tra moto e pilota è giunto al suo apice. Detto fatto! Svoltiamo e affrontiamo l’ultima salita di questo piccolo raid infrasettimanale. In una manciata di minuti, tra il ruggito del bicilindrico a V che non chiedeva altro e la sensazione di controllo totale del mezzo, giungiamo al cospetto della chiesa all’aperto sul Monte Pié e ammiriamo finalmente da vicino la grande “Croce del Gesù Misericordioso”. Ci crediate o meno, riceviamo la grazia di non sentire la mancanza del deserto. L’atmosfera – qui sì che possiamo dirlo – è incontaminata. Il caos cittadino, in cui ci ributteremo a breve, non spaventa più: 100 chilometri di libera improvvisazione alla guida l’hanno reso inoffensivo. Nell’inalare a pieni polmoni tutta la magia e lo splendore del tramonto, squilla il cellulare: «È in tavola. Dove sei?».

Tra le mille risposte che in questo momento ci appaiono plausibili (Paradiso, Africa, Mongolia ecc.) non riusciamo a trattenere la soddisfazione nel rispondere: «Proprio dietro casa».

Itinerario Colline Parmensi
Ugo Cattabiani

Ugo Cattabiani si descrive così: “il classico motociclista da 10.000 chilometri all’anno, di norma solitario e relativamente poco avventuroso (nonostante la compagna di viaggio, una Suzuki V-Strom 1000 ABS, ostenti sul serbatoio l’accattivante dicitura Sport Adventure Tourer). Purtuttavia, in sintonia col serbatoio da 20 litri della V-Strom, chi scrive è attratto dagli spazi aperti poco trafficati, non usa il navigatore ma il semplice senso dell’orientamento, ama l’Appennino tosco-emiliano e per nulla al mondo si andrebbe a infilare in un’autostrada. D’accordo darsi delle mete ambiziose, però bisogna ammettere che la vera goduria è percorrere strade provinciali e attraversare paesini dai nomi sconosciuti: con 300 e passa chilometri di autonomia, possiamo permetterci il lusso di perdere e ritrovare la strada, senza troppe ansie su quando incontreremo il prossimo distributore.”

Buona strada a tutti e ricordate che “Le strade sono fatte per i viaggi, non per le destinazioni” (Confucio).

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