Il viaggio in Vietnam dei “Rokkez” non è stato solo una scoperta geografica, ma un’immersione nella generosità e nel calore del popolo vietnamita. Tra strade polverose, montagne mozzafiato e incontri straordinari, hanno scoperto un paese che non smette di stupire.
INDICE DEI CONTENUTI
Oltre gli stereotipi, un’avventura senza eguali
Quando abbiamo iniziato a programmare il nostro viaggio in Vietnam, non avevamo minimamente idea che avremmo vissuto uno dei viaggi più avventurosi e folli della nostra vita.

Non sapevamo nulla su questo paese, se non i numerosi stereotipi che sono stati propagati per anni dai media che hanno innescato in noi la preoccupazione di stare per affrontare un viaggio in un paese non facile, in cui non eravamo sicuri di essere i benvenuti. Niente di più sbagliato!
La sfida che ci eravamo proposti, non consisteva solamente nel visitare tutto il paese, ma di percorrerlo in moto da Saigon ad Hanoi, passando per il confine cinese. Il primo problema da risolvere, dopo essere atterrati a Saigon da Kuala Lumpur (ma questa è un’altra storia), era quindi di trovare una moto, che eravamo intenzionati ad acquistare.
L’acquisto di Black Eagle: tra caos e contrattazione
La compra-vendita delle moto in Vietnam è un giro di affari che esce da ogni logica a cui siamo abituati in Europa. Non esiste passaggio di proprietà, non esiste assicurazione, ma solamente uno scambio pecuniario a cui viene accompagnata la famosa “blue card”, che non è altro che l’equivalente del nostro libretto.

Dopo aver passato tutto il primo giorno in Vietnam entrando in diversi “negozi” (che per lo più sono vecchie cantine private in cui i commercianti parcheggiano centinaia di scooter e moto dalla dubbia provenienza), riusciamo a comprare, dopo una lunga contrattazione, una moto che avremmo chiamato “Black Eagle”, per il suo colore nero e per l’idea, forse un po’ romantica, che questa “aquila nera” ci avrebbe fatto volare sopra le montagne vietnamite.
C’era solo un problema: Black Eagle in realtà era la replica di una moto cinese chiamata Detech Win 110, che a sua volta era replica dell’originale Honda Win. Essendo la copia di una copia è facile capire il perché siamo riusciti a chiudere la compra vendita all’equivalente di 250 euro, prezzo che comprendeva anche i due caschi (se così si possono definire), una catena (che in realtà era il blocco per le bici), e le modifiche che ci avrebbero permesso di portare i nostri due zaini da 40L con cui stiamo girando il sud-est asiatico.
Il viaggio verso il Nord: emozioni, sfide e panorami mozzafiato
Dopo un test di 100 km per testare che tutto funzionasse era ora di iniziare la traversata. In questa avventura però non siamo stati soli, ma abbiamo potuto condividere parte di questo viaggio, con un viaggiatore esperto di nome Riccardo Prati, che dopo aver girato il mondo, stava tentando la nostra stessa impresa con una Suzuki GD 110, che invece aveva scelto di noleggiare.

Iniziamo così il nostro road trip puntando verso nord, direzione Bao Loc, e cercando di uscire il più velocemente possibile da un traffico in cui non si riuscivano a contare la quantità di scooter che erano presenti in strada, che suonavano, che ti sorpassavano da ogni lato mentre la polvere ai bordi delle strade iniziava a diventare la nostra migliore amica.
Dopo diverse ore di guida, (in Vietnam i tempi sono duplicati perciò non è possibile percorrere più di 150-200 km al giorno) la moto ha iniziato ad accendersi da sola, anche senza chiave inserita. Primo problema, primo meccanico di una lunghissima serie, ma prima testimonianza delle incredibili abilità dei meccanici vietnamiti a effettuare, in poco tempo e a prezzi incredibilmente bassi, ogni tipo di riparazione. Arriviamo a destinazione stanchi, ma non ci scoraggiamo.
Dai villaggi nascosti ai percorsi imperdibili
I giorni successivi raggiungiamo in ordine, prima la fresca cittadina di Da Lat, e poi Nha Trang, un gioiellino sul mare che ci regala delle viste mozzafiato e delle strade incredibili. Il colpo di scena però avviene quando abbandoniamo il mare per percorrere i primi passi di montagna, perché proprio su uno di questi bruciamo la frizione e perdiamo la catena.

Marco inizia a spingere la moto a mano ma Black Eagle non vuole saperne, e alla fine sotto la pioggia ci fermiamo davanti a un piccolo santuario di Buddha sul ciglio della strada. Non avevamo connessione dato che eravamo circondati dalle montagne e così prendo coraggio e fermo un camion con 3 ragazzi vietnamiti. Nonostante non parlassero inglese, ci aiutano. Caricano noi e la moto sul camion, ci portano al meccanico più vicino e ci regalano anche un’anguria, tutto questo in cambio di nulla!
E’ stato il primo esempio della bontà del popolo vietnamita, un popolo fiero e orgoglioso, ma dal cuore incredibilmente generoso. La loro bontà infatti ci viene dimostrata anche pochi giorni dopo quando la pedalina di Marco si stacca da sola e il meccanico ci chiede solamente una foto con noi come pagamento, oppure quando una volta raggiunta Kon Tum, una ragazza e giovane madre di nome Trinh, decide non solo di portarci all’esplorazione di villaggi nascosti, in cui vivono bambini che già dall’età di 5-8 anni si devono prendere cura di loro stessi mentre i genitori lavorano sulle montagne, ma ci invita persino a pranzo a casa sua, anche questa volta chiedendoci in cambio solo il piacere di stare insieme. Realtà che ci hanno strappato il cuore e che è difficile descrivere a parole.

L’estremo Nord: tra natura incontaminata e cultura millenaria
Continuiamo il nostro viaggio in direzione Hoi An, la famosa città delle lanterne, mentre ogni giorno cambiamo qualche pezzo a Black Eagle: luci, marmitta, pasticche… insomma la stavamo ricostruendo pezzo per pezzo. Proprio lì salutiamo Riccardo e ci prepariamo per affrontare la seconda parte di questo viaggio da soli.
Visitiamo la città imperiale di Hue e la cittadina di Ninh Bình, percorrendo strade caotiche ma disperse nel nulla tanto che è difficile trovare cibo, ma che fortunatamente alterniamo con le affascinanti strade di Phong Nha che ci accoglie con un tramonto da film, ma che ci fa ripartire con una nebbia con cui abbiamo percorso ore di passi di montagna confinando il Laos, senza poter vedere nulla.

Mancavano ormai 99 km ad Hanoi, ma ancora non eravamo soddisfatti, volevamo vedere di più! Puntiamo quindi verso Cao Bang, una città isolata che però ci ha permesso di spingere la nostra moto verso il confine cinese. La strada da Cao Bang al confine è indescrivibile. Si è avvolti totalmente dalla natura, dalle montagne, da questi luoghi desolati in cui però riesci a sentirti a casa, e dopo 2 ore di guida… eccola lì, la bandiera cinese! Con l’emozione ancora dentro, ci dirigiamo verso l’ultima parte del nostro viaggio percorrendo tutto l’Ha Giang Loop, dove ancora vivono numerose minoranze etniche, da cui restiamo affascinati.
Esistono moltissimi articoli e mappe su come percorrere questa strada, noi possiamo dire che con una buona esperienza di guida si può visitare questo loop senza bisogno di una guida, pur essendo nell’estremo nord del paese. La cittadina più carina è sicuramente Dong Van, che ricorda i nostri paesini nel Trentino Alto Adige. Non si può negare che sia una zona molto turistica, ma a mio parere ne vale assolutamente la pena.

Passiamo così il Natale ad Ha Giang, raggiungendo il chilometro 0 e infine arriviamo ad Hanoi, guidando non stop per 5 ore. Operazione compiuta. Salutiamo Black Eagle, a malincuore, rivendendola ad un altro viaggiatore che stava tentando la nostra stessa impresa, ma al contrario.
Conclusione: il Vietnam, un viaggio che resta nel cuore
Non si può spiegare cosa significhi visitare il Vietnam, ma spero che questo raccopnto e tutti i contenuti girati possano affascinarvi abbastanza per farvi partire il prima possibile.
Se volete saperne di più, potete seguire Marco e Alessia sui profili Instagram
- @marcorokkez
- @alessiapettagms
Oppure su Youtube potete iscrivervi al canale “Rokkez” o godervi tutti i video della playlist “Vietnam”.
Articolo e foto di Alessia Petta


















