Cammino di Santiago in moto: 4.500 km tra Pirenei, Atlantico e Galizia

Un viaggio di circa 4.500 chilometri e dodici giorni attraverso il nord della Spagna, tra passi dei Pirenei, borghi medievali, costa atlantica, Santiago de Compostela e Finisterre.

Cammino di Santiago in moto
Finisterre
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Ci sono viaggi nei quali la destinazione è soltanto una parte dell’esperienza. Il resto è tutto quello che succede lungo la strada. Il nostro viaggio sul Cammino di Santiago è stato proprio così.

Buen Camino!

Non siamo partiti con l’obiettivo di percorrere fedelmente il tracciato di uno dei Cammini ufficiali, né di trasformare la moto in una versione meccanica del pellegrinaggio tradizionale. Abbiamo scelto invece di utilizzare il Cammino come filo conduttore per costruire un itinerario motociclistico attraverso alcune delle zone più spettacolari del nord della Spagna.

Un viaggio di circa 4.500 chilometri, sviluppato nell’arco di una dozzina di giorni, che ci ha portato dai Pirenei fino all’oceano Atlantico, attraverso Catalogna, Aragona, Navarra, Paesi Baschi, Cantabria, Asturie e Galizia, prima di raggiungere Santiago de Compostela e Finisterre.

Cammino di Santiago in moto
Roncisvalle

Per il viaggio abbiamo utilizzato due Harley-Davidson, una Softail Heritage Classic e una Road King, ma l’itinerario è assolutamente adatto a qualsiasi moto da turismo, crossover, enduro stradale o gran turismo.

Anzi, proprio questa è una delle caratteristiche più interessanti del percorso: non serve una moto specialistica. Servono soprattutto voglia di guidare, un po’ di tempo e la disponibilità a lasciare le strade più veloci per seguire quelle che attraversano realmente il territorio.

Il risultato è stato un viaggio nel quale il Cammino di Santiago è diventato il filo rosso di un’esperienza molto più ampia. Un itinerario tra montagne, oceano, storia e gastronomia.

Quando partire

Noi abbiamo affrontato il viaggio ai primi di luglio e, con l’esperienza accumulata durante il percorso, sceglieremmo un periodo diverso.

Il nostro consiglio è di prendere in considerazione soprattutto la seconda metà di giugno oppure la seconda metà di agosto.

Il problema non riguarda tanto le zone montane o la costa atlantica, dove il clima può essere piacevole, quanto le differenze climatiche che si incontrano durante un itinerario così lungo.

Le strade della Castilla y Leon
Le strade della Castilla y Leon

In pochi giorni si passa dalle alte quote dei Pirenei alle vallate interne, dalle zone continentali alla costa cantabrica e quindi alla Galizia.

A luglio il caldo può diventare impegnativo soprattutto durante i trasferimenti più lunghi e nelle zone interne.

La seconda metà di giugno offre generalmente giornate molto lunghe e temperature più gestibili, mentre la seconda metà di agosto permette di evitare almeno parte della fase più calda dell’estate.

Naturalmente il meteo in montagna può cambiare rapidamente e anche in piena estate è consigliabile avere con sé un abbigliamento adeguato alle variazioni di quota.

Dalla Catalogna alla Val d’Aran

Per chi parte dall’Italia esistono due possibilità. La prima è raggiungere la Spagna interamente via terra. La seconda consiste nell’imbarcarsi verso Barcellona e iniziare da lì l’itinerario. Noi abbiamo scelto una soluzione mista: andata via terra da Milano e ritorno in nave da Barcellona verso Genova.

Per due persone, facendo un calcolo complessivo di carburante, pedaggi, eventuali pernottamenti e costo del traghetto, le due soluzioni possono risultare sorprendentemente vicine. La nave permette però di risparmiare una lunga giornata di trasferimento e può quindi diventare una scelta interessante soprattutto al termine del viaggio.

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Val D’Aran

Il nostro itinerario entra nel vivo nella zona di La Seu d’Urgell, importante centro dei Pirenei catalani e ottimo punto di accesso alle strade di montagna.

La prima sosta significativa è Cervera, località che per gli appassionati di motociclismo ha un motivo in più per essere visitata: qui è fortissimo il legame con Marc Márquez e con la famiglia del campione catalano. Una breve sosta al fan club e allo store dedicato ai fratelli Márquez precede il pranzo all’Hostal Jaumet.

Da Cervera proseguiamo quindi verso Bassella, dove si trova uno dei musei motociclistici più interessanti della Spagna.

Il Museu Moto Bassella merita assolutamente una deviazione. La collezione ripercorre la storia della motocicletta attraverso modelli di epoche e categorie differenti, con particolare attenzione anche alla storia delle competizioni e dell’evoluzione tecnica.

Dopo il museo iniziano le vere strade di montagna.

Il percorso sale verso il Puerto del Cantó, uno dei primi passi che permettono di assaporare la dimensione motociclistica del viaggio. La strada alterna curve, boschi e vallate fino alla zona di Sort, dove ci concediamo una sosta al Café Pessets.

Poi si torna a salire. La strada raggiunge il Port de la Bonaigua, uno dei passi più spettacolari dei Pirenei catalani, con la carreggiata che si arrampica fino a oltre 2.000 metri di quota.

Superato il passo, la strada scende verso la Val d’Aran. La prima giornata termina a Vielha, dopo una tappa già ricchissima di curve e paesaggi. E siamo soltanto all’inizio!

Dai Pirenei aragonesi alla Navarra

Il secondo giorno è probabilmente uno dei più spettacolari dell’intero viaggio dal punto di vista paesaggistico.

Da Vielha ci dirigiamo verso Fanlo e quindi verso Torla, porta d’accesso al territorio del Parco Nazionale di Ordesa e Monte Perdido. Qui il paesaggio cambia rapidamente. Le montagne diventano più imponenti, le vallate più profonde e le strade più tortuose.

Da Torla ci dirigiamo verso il Monastero di San Juan de la Peña, uno dei luoghi storici più importanti dell’Aragona. Il monastero antico è costruito sotto una gigantesca parete di roccia e rappresenta uno degli esempi più suggestivi dell’architettura romanica spagnola.

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Monastero di San Juan de la Peña

Il viaggio prosegue verso Candanchú, località sciistica dei Pirenei, e quindi verso il Passo di Somport. Somport non è importante soltanto dal punto di vista motociclistico. È infatti uno dei punti storici di ingresso in Spagna per i pellegrini diretti a Santiago e rappresenta il punto di partenza del ramo aragonese del Cammino Francese.

Da qui il nostro itinerario continua verso Larrau, attraversando nuovamente paesaggi di alta montagna. La strada rimane la vera protagonista. Dopo una lunga giornata arriviamo a Ochagavía, uno dei borghi più caratteristici dei Pirenei navarri.

Il paese conserva un’architettura tradizionale particolarmente interessante, con case in pietra, balconi in legno e tetti spioventi. La giornata termina con la cena all’Asador Kabudare. Qui vi aspetta una bistecca (chuleton) così buona che ve la ricorderete per tutta la vita.

Roncisvalle, Saint-Jean-Pied-de-Port e la costa basca

Il terzo giorno è quello nel quale il viaggio entra più direttamente nella storia del Cammino di Santiago. La prima destinazione è Roncisvalle, uno dei luoghi simbolo del pellegrinaggio verso Santiago.

Il nome è indissolubilmente legato alla storia del Cammino e alla tradizione medievale. Ancora oggi il piccolo centro navarro rappresenta uno dei principali punti di ingresso del percorso jacobeo proveniente dalla Francia.

Da Roncisvalle attraversiamo nuovamente il confine e raggiungiamo Saint-Jean-Pied-de-Port, probabilmente uno dei luoghi più conosciuti da chiunque abbia studiato il Camino de Santiago.

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Saint Jean Pied de Port

Il borgo conserva il suo impianto medievale, le antiche porte, le mura e le caratteristiche strade del centro storico. Per i pellegrini è una delle partenze più importanti del Camino Francés. Per noi rappresenta invece il punto nel quale il viaggio prende una direzione completamente diversa.

Torniamo verso i Pirenei e attraversiamo il Col d’Ispeguy, prima di entrare nel territorio dei Paesi Baschi. Da questo momento scegliamo prevalentemente strade statali e secondarie. È una decisione che rallenta inevitabilmente la percorrenza, ma che permette di vivere realmente il territorio.

La costa basca è uno dei tratti più interessanti dell’intero viaggio. Il paesaggio alterna scogliere, verdi colline, piccoli porti e fari affacciati sull’Atlantico. Passiamo da Ondarroa e quindi da Lekeitio, due località costiere che meritano una sosta anche semplicemente per passeggiare nei porti e osservare il rapporto ancora molto forte tra queste comunità e il mare. Lekeitio, in particolare, conserva un centro storico raccolto e piacevole e rappresenta una delle località più interessanti della costa basca.

Il percorso prosegue verso la Cantabria. La giornata termina a Hoznayo, dopo una lunga percorrenza costiera. La cena è all’El Almacén, ottima cucina locale e ambiente raffinato.

Le Asturie e la strada per Covadonga

La quarta giornata ci porta progressivamente verso le Asturie. Il paesaggio cambia ancora. Le verdi colline della Cantabria lasciano spazio alle montagne asturiane e il viaggio assume un carattere ancora più rurale.

Una delle deviazioni più interessanti è quella verso Covadonga. La visita è volutamente rapida. In questo periodo dell’anno l’area è molto frequentata e la presenza di numerosi autobus e turisti rende difficile godersi il luogo con la tranquillità che meriterebbe.

Ma se la visita è stata breve, la strada per arrivare a Covadonga merita invece assolutamente di essere percorsa in moto. È una di quelle deviazioni nelle quali il viaggio vale quasi più della destinazione.

Covadonga è uno dei luoghi simbolo delle Asturie e occupa un ruolo fondamentale nella storia della regione. La Santa Cueva e la basilica sono inserite in uno spettacolare contesto naturale ai piedi dei Picos de Europa.

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Sidrería Solleiro

Da motociclisti, però, quello che rimane maggiormente impresso è il percorso attraverso le montagne.

Lasciata Covadonga, continuiamo verso occidente fino a raggiungere Taramundi, piccolo centro dell’entroterra asturiano famoso per le sue tradizioni artigianali, i mulini e il paesaggio rurale.

Taramundi rappresenta una Spagna completamente diversa rispetto alle grandi città e alle località costiere. Qui il turismo è più lento. Le case sono immerse nel verde, le attività tradizionali sono ancora parte integrante dell’identità locale e il territorio invita semplicemente a fermarsi.

Ceniamo alla Sidrería Solleiro e dormiamo a La Rectoral, una struttura perfettamente inserita nell’ambiente rurale della zona. È una delle serate più piacevoli del viaggio.

Da Taramundi a A Coruña e Finisterre

Il quinto giorno è quello dell’oceano. Da Taramundi seguiamo la costa settentrionale verso ovest, attraversando una delle aree più verdi e meno conosciute del nord della Spagna.

La costa delle Asturie è un susseguirsi di spiagge, scogliere, piccoli centri e strade che sembrano progettate per essere percorse in moto.

La destinazione è A Coruña.

La visita alla città è relativamente breve, ma sufficiente per vedere almeno alcune delle sue principali attrazioni. La più famosa è senza dubbio la Torre di Hércules, il grande faro romano che domina la costa. La torre è uno dei simboli della città e rappresenta uno dei monumenti antichi più importanti dell’intera Galizia.

Ma non abbiamo tempo per fermarci a lungo. La destinazione della giornata è Finisterre.

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Finisterre

Lasciata A Coruña ci dirigiamo verso la Costa da Morte, una delle aree più spettacolari e selvagge della Galizia. Il nome, Costa della Morte, racconta già molto del carattere di questo tratto di costa. Scogliere, promontori, oceano aperto e fari dominano il paesaggio.

E finalmente arriviamo a Cabo Fisterra. Per secoli questo promontorio è stato considerato il punto nel quale terminava il mondo conosciuto. Per i pellegrini è invece la naturale prosecuzione del viaggio oltre Santiago.

Il Faro di Finisterre rappresenta quindi una conclusione simbolica perfetta per il percorso. Qui l’orizzonte è completamente dominato dall’Atlantico.

La strada finisce davanti al mare.

Noi dormiamo in centro e ceniamo da O Centolo, dove pesce fresco e altri piatti tipici ci fanno apprezzare ancora di più i km percorsi.

Santiago de Compostela

Dal punto più occidentale del viaggio torniamo verso est. La destinazione è finalmente Santiago de Compostela.

Per giorni abbiamo incontrato frecce gialle, conchiglie, pellegrini e località legate alla storia del Cammino. Ora siamo davanti alla sua destinazione più famosa.

La Cattedrale di Santiago de Compostela domina Praza do Obradoiro e rappresenta il cuore della città.

Ma Santiago non è soltanto la cattedrale. Il centro storico merita di essere esplorato a piedi, senza una destinazione precisa.

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Santiago de Compostela

Praza da Quintana, Praza das Praterías, le strade medievali, i portici e i numerosi edifici storici costruiscono un ambiente nel quale il pellegrinaggio è ancora parte integrante della vita quotidiana.

È difficile arrivare qui senza percepire l’importanza che Santiago ha avuto e continua ad avere per milioni di persone.

Per noi, però, c’è una differenza sostanziale. Il viaggio non è finito. La moto ci aspetta. E dopo Santiago ci aspetta ancora una lunga strada verso casa.

Santiago, León e la Cecina

Da Santiago iniziamo il viaggio di ritorno. La destinazione della giornata è León, altra città profondamente legata alla storia del Camino Francés.

Arrivare a León significa entrare in una delle città più importanti del Camino Francés e in un centro storico che concentra, in uno spazio relativamente raccolto, alcuni dei monumenti più interessanti del nord della Spagna.

Per chi arriva in moto e dispone di una sola giornata, tre sono le visite che consideriamo prioritarie.

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Leon – Plaza Mayor

La prima è la Cattedrale di Santa María de León, uno dei massimi esempi del gotico spagnolo. Costruita a partire dal XIII secolo, è conosciuta soprattutto per le enormi vetrate che trasformano l’interno in uno spettacolare gioco di luce e colori. È uno dei simboli della città e si affaccia sulla Plaza de Regla, nel cuore del centro storico.

La seconda è la Real Colegiata de San Isidoro, uno dei complessi romanici più importanti della Spagna. La visita al Panteón Real, con i suoi straordinari affreschi medievali, è uno dei momenti più interessanti della tappa leonese. Ma nel nostro caso San Isidoro ha avuto un significato ancora più particolare: non ci siamo limitati a visitarlo, abbiamo dormito proprio all’interno del complesso, oggi trasformato anche in struttura alberghiera.

La terza tappa è Casa Botines, l’edificio progettato da Antoni Gaudí alla fine dell’Ottocento. Il caratteristico edificio neogotico, con le quattro torri angolari, si trova in Plaza de San Marcelo e rappresenta una delle opere più originali dell’architetto catalano fuori dalla Catalogna. Oggi ospita il Museo Casa Botines Gaudí, dedicato alla storia dell’edificio, all’architetto e all’arte tra XIX e XX secolo.

Tra una visita e l’altra, però, vale la pena lasciare spazio anche alla parte più informale di León. Il Barrio Húmedo, con le sue strade del centro storico, i bar e le tapas, è il posto giusto per vivere la città dopo aver parcheggiato la moto. E naturalmente bisogna assaggiare la cecina de León, una delle specialità gastronomiche più rappresentative della città.

La lunga strada verso Sos del Rey Católico

Da questo momento il viaggio cambia completamente ritmo. Non ci sono più grandi deviazioni da inseguire. La tappa è lunga e caratterizzata da poche soste tecniche.

Per fortuna il paesaggio è talmente bello, persino nei suoi lunghi tratti più dritti e pianeggianti, immersi nei campi di grano, che il tempo scorre comunque veloce e senza noia.

La destinazione è Sos del Rey Católico, in Navarra.

Il paese è uno dei borghi medievali meglio conservati della regione, arroccato su una collina e circondato da mura. Il centro storico, il castello, le antiche porte e le strade in pietra rendono Sos del Rey Católico una tappa sorprendentemente interessante.

Dormiamo al Parador de Sos del Rey Católico, scelta che permette di trasformare una semplice tappa di trasferimento in una vera esperienza.

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Cattedrale di Burgos

Da Navarra a Cardona

Anche il giorno successivo è soprattutto una giornata di strada. La destinazione è Cardona. La temperatura torna rovente e onestamente ci manca non poco il fresco dei passi dei Pirenei.

Anche qui scegliamo di soggiornare in un luogo speciale: il Parador de Cardona, all’interno del grande complesso fortificato che domina la città.

Il Castello di Cardona è uno dei complessi medievali più spettacolari della Catalogna. La fortezza domina il territorio circostante e conserva al suo interno anche la collegiata romanica di Sant Vicenç.

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I meravigliosi sterrati spagnoli

Conclusione

L’ultima tappa ci porta verso Barcellona. Da qui le moto salgono sulla nave diretta in Italia.

Per il rientro abbiamo scelto il collegamento marittimo verso Genova, da dove abbiamo poi completato il trasferimento fino a Milano.

Quando si viaggia in due, il costo del traghetto può sembrare inizialmente elevato. Ma bisogna confrontarlo con il costo reale di un trasferimento completamente stradale: carburante, pedaggi, eventuali pernottamenti e soprattutto il tempo necessario per percorrere nuovamente migliaia di chilometri.

In determinate condizioni, le due alternative possono avere costi complessivi abbastanza simili. La nave offre però un vantaggio evidente: permette di trasformare il lungo trasferimento finale in una parte del viaggio molto più rilassata.

Consigli pratici

Il Cammino è stato il filo conduttore, ma non abbiamo seguito un unico percorso ufficiale. Abbiamo costruito un viaggio in moto attraverso le strade e i territori del Cammino, scegliendo di volta in volta il percorso più interessante dal punto di vista motociclistico.

Non bisogna necessariamente essere pellegrini. Non bisogna nemmeno percorrere ogni chilometro del Camino. È sufficiente avere la curiosità di seguire quelle stesse direzioni e scoprire cosa si trova oltre la strada principale.

Quanti giorni servono

Per un viaggio simile consigliamo almeno 12 giorni, soprattutto partendo dall’Italia.

Con meno tempo è possibile raggiungere Santiago, ma aumenterebbe sensibilmente la quota di trasferimenti autostradali e diminuirebbe quella dedicata alle strade panoramiche.

Il nostro itinerario dimostra che circa due settimane permettono di combinare percorrenze importanti e visite senza trasformare tutto il viaggio in una corsa.

Quale moto scegliere

Il percorso è adatto a praticamente tutte le moto da turismo.

Una tourer, una crossover, una enduro stradale o una sport-tourer rappresentano probabilmente le scelte più naturali, ma anche moto più pesanti come le Harley-Davidson utilizzate da noi si sono dimostrate perfettamente a loro agio.

Non sono necessari percorsi fuoristrada. La difficoltà principale è rappresentata piuttosto dalla lunghezza delle tappe e dalla presenza di strade tortuose di montagna.

Che abbigliamento serve?

Per il nostro viaggio nel caldo estivo abbiamo utilizzato i completi traforati di Held, composti dalla giacca e pantaloni Tropic 4 Top e Base, guanti Held Hamada, scarpe Held Montaro e stivali Segrino in Gore-tex per essere protetti in moto e comodi a spasso.

Held Tropic 4 Top
Held Tropic 4 Top

Mentre sotto giacca e pantaloni abbiamo come sempre indossato l’intimo migliore per il motociclismo e parliamo di Sixs. Date le temperature elevate abbiamo testato la t-shirt estiva BT TS1L V2, inodore, traspirante e dall’asciugatura rapida. Oltre alla maglietta a maniche corte abbiamo anche usato la versione a maniche lunghe BT TS2L V2 nei passaggi più freschi di montagna, oltre agli SLIP V2 e alle calze LONG V3, che in diverse occasioni abbiamo lavato in hotel per ritrovarle perfettamente pulite e asciutte al mattino seguente.

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L’autore

Autostrade: quando usarle

Durante il viaggio abbiamo utilizzato le autostrade soprattutto in Francia, dove servivano per accelerare il trasferimento iniziale.

Una volta entrati nel cuore del percorso spagnolo, abbiamo cercato invece di privilegiare le strade secondarie. È una scelta che aumenta i tempi di percorrenza, ma cambia completamente l’esperienza.

Terra o nave?

Per chi parte dal nord Italia, vale la pena fare due conti.

Raggiungere la Spagna via terra consente grande libertà e permette di inserire eventualmente altri passi e località lungo il percorso.

Il traghetto per Barcellona permette invece di eliminare una parte consistente del trasferimento.

Per due persone, considerando tutti i costi, le differenze possono ridursi parecchio. Nel nostro caso abbiamo scelto di andare via terra e tornare via mare.

A posteriori, è una formula che funziona molto bene.

Un viaggio da fare almeno una volta

Il Cammino di Santiago è uno dei grandi itinerari europei. Percorrerlo in moto significa però interpretarlo in maniera completamente diversa.

Il pellegrino misura il viaggio in passi. Il motociclista lo misura in chilometri, curve, passi di montagna e orizzonti.

Ma il risultato, almeno in parte, è lo stesso.

Entrambi attraversano territori diversi, incontrano persone, cambiano ritmo e arrivano alla fine con la sensazione di aver vissuto qualcosa che va oltre il semplice spostamento.

Nel nostro caso, il momento simbolicamente più forte è stato probabilmente quello trascorso davanti al Faro di Finisterre.

Dopo giorni di strada, montagne, borghi e città, davanti a noi c’era soltanto l’Atlantico.

Per il pellegrino può rappresentare la fine del viaggio. Per il motociclista è soltanto il punto più lontano da casa. Perché resta sempre una cosa da fare. Girare la moto. E tornare indietro.

Ed è proprio questo che rende un viaggio in moto sul Cammino di Santiago così interessante: Santiago può essere la destinazione, ma la vera esperienza comincia molto prima di arrivarci e continua per centinaia di chilometri anche dopo aver lasciato la cattedrale.