Zingarata in 125 sui Passi Alpini

Lo splendido viaggio di 4 amici con 4 moto 125cc tra paesaggi unici e passi alpini attraverso Emilia, Veneto, Trentino e Lombardia. La zingarata ve la racconta Gabriele Massai.

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Giro In 125 sui Passi Alpini Veneto Trentino Lombardia
Zingarata in 125 sui Passi Alpini tra Veneto Trentino Lombardia

Quattro amici, 4 moto 125cc e oltre mille chilometri di statali, paesaggi unici e passi alpini attraverso Emilia, Veneto, Trentino e Lombardia.

Che gusto guidare moto da 150 cavalli e macinare km su km. Ma avete mai provato a fare una decina di passi dolomitici con una ottavo di litro che di cavalli ne ha appena 10 o 15?

Ecco! Prendete quattro amici innamorati di benzina e due ruote, quattro motorette 125 cc e aggiungeteci 1100 km di strade statali, provinciali e passi alpini sopra i 2.500 metri. La ricetta della zingarata è servita!

Partenza alle 3.40 di venerdì 21 giugno da una ancora addormentata provincia di Bologna. Si fa la conta, ultimi controlli e si parte. La strada verso nord passando per Ferrara e Vicenza scorre lenta, i motori 4 tempi di piccola cubatura impongono un passo di circa 80 km/h ed è proprio questo il bello: profumi, rumori e particolari vengono catturati dagli occhi e dal cuore, scorci sui canali della Pianura Padana e gli animali ancora in libera uscita prima dell’alba.

Alle 6, nei pressi di Este, insieme a tanti lavoratori appena usciti di casa, facciamo la prima colazione della giornata. Saranno tante.

Veneto e Altopiano di Asiago

L’alba inizia a fare capolino e con lei affiorano le linee ancora offuscate delle prime vette sopra Vicenza. Superiamo il paese di Thiene e finalmente inizia la salita per l’Altopiano di Asiago, è la bellissima strada provinciale 349 del Costo che ci porta dalla pianura fino ad un’altezza di circa 1000 mt, l’aria si fa frizzante ma i primi tornanti, dopo tanti chilometri di pianura, riscaldano il fisico e la mente, in vista dei prossimi passaggi.

Sorpassiamo il paese di Asiago e puntiamo nuovamente verso nord. Chi è stato in questi luoghi, sa di una natura molto generosa e di paesaggi bellissimi, pascoli di un verde accecante e mucche in ogni angolo.

Sfortunatamente, questo paradiso è stato sfregiato dalle condizioni atmosferiche, che a fine Ottobre 2018 hanno flagellato il Trentino e il Veneto, provocando la caduta di quasi 14.000 alberi. Lo spettacolo che ci si para davanti è desolante e ci accompagnerà per parecchi chilometri.

Trentino mon amour

È tempo per la seconda colazione. Il Passo Vezzena è il luogo dove gusteremo prodotti tipici dell’altopiano come il suo famoso formaggio, salumi locali e la torta ortigara, il tutto accompagnato da un buon bicchiere di vino. Di nuovo in sella alle nostre fidate in direzione Lago di Caldonazzo, lasciamo la SS349 e prendiamo la suggestiva SP133 di Monterovere, costruita dagli austriaci durante la prima guerra mondiale, che si butta a strapiombo verso il lago, con panorami mozzafiato e tornanti ripidi e strettissimi.

Arrivati in valle a Levico, seguiamo in direzione del paese di Telve, intercettiamo la SP31 del Manghen, una salita di ventisei chilometri per il primo vero passo. Possiamo godere così di una strada appena sistemata, dopo il disastro meteorologico che anche qui ha colpito duro e del recente passaggio del Giro d’Italia. Complici i mezzi dalla velocità di crociera limitata, la salita è lenta ma costante. Pausa in cima ai 2.047 mt per far rifiatare i “ronzini” e ci buttiamo in una discesa ancora più eccitante, dove la leggerezza dei mezzi ci fa sorridere, affrontando curve veloci e tornanti da prima marcia, per giungere a Cavalese e infine scendere a valle tramite la SS48 per Ora.

Attraversiamo la A22 e risaliamo sulle colline alla sua sinistra, dove risaltano chilometri di vigneti del famoso Trento DOC. La pace del paesaggio ci coccola proseguendo per Caldaro, Lana e Marlengo per arrivare a pranzo a Merano. Sosta come da tradizione alla birreria Forst, accolti nella veranda estiva.

Quando la digestione si fa meno pressante, non ci resta che riprendere la strada per gli ultimi cinquanta chilometri che ci separano dalla meta del primo giorno. Tramite la SS38 dello Stelvio risaliamo la valle per approdare a Glorenza, dove passeremo la notte. In lontananza a destra il passo Resia e sulla sinistra il passo dello Stelvio, entrambi coperti da un cappello di nuvole.

Ci sistemiamo e usciamo per un aperitivo e un giro del paese, infine andiamo a cena. Ritornati alla pensione controlliamo il meteo per il giorno dopo e ci addormentiamo con la promessa di pioggia già dalla mattina.

Il primo giorno finisce con all’attivo ben 477 km, non male per dei 125 cc.

La scalata allo Stelvio e al Gavia

La sveglia suona di buon’ora, accompagnata dall’eco dei cannoni contro la grandine. Scostiamo le tende ed un cielo grigio scuro ci guarda minaccioso, sta piovendo. Scendiamo per la colazione consci della giornata che ci aspetta, un mix tra acqua e nuovi orizzonti.

Ci prepariamo, mettiamo le tute anti acqua e carichiamo le moto.

Undici gradi segnati ci accompagnano in direzione Prato allo Stelvio dove inizia la salita al mitico Passo. La prima ascesa allo Stelvio, per un motociclista, è come un appuntamento con una ragazza: l’hai sempre sognato, desiderato e quando arriva il momento l’ansia ti pervade e hai lo stomaco in subbuglio dall’emozione. Tutto è eccitante, fino al picco di piacere quando arrivati a Trafoi, compare il cartello con scritto “46° tornante”. Ci siamo. Parte la salita vera, dove le curve si trasformano in una danza intima tra te e il Passo; lasci l’acceleratore, scali marcia, imposti, fai la curva e riparti dolcemente. Così per altre quarantacinque volte.

Arrivati in cima rimaniamo in silenzio guardandoci negli occhi, già sappiamo. Sotto di noi, il pendio innevato dalle recenti nevicate, scivola fino a lambire quella strada magica appena passata. Siamo arrivati a 2.758 metri di altitudine. Le foto si scattano da sole.

Scolliniamo e la pioggia continua a battere insistentemente sui caschi e le tute antipioggia, sfioriamo il confine svizzero e continuiamo a scendere per i quaranta tornanti del versante lombardo, fino ad arrivare a Bormio. Giriamo in direzione Santa Caterina, i lavori ci rallentano e dobbiamo sopportare semafori che ci sembrano eterni, sotto l’acqua. Attraversato il paese, siamo di nuovo pronti per un’altra grande salita. Ricordi di campioni del passato, fatti di sudore e fatica per arrivare in cima, accerchiati da tifosi in delirio: inizia la scalata al Passo Gavia. Il freddo crescente e le nuvole basse non ci fanno godere del panorama come dovremmo, dopo parecchi chilometri intravediamo la cima e insieme a questa, la neve che cade al suolo.

Ci fermiamo per un punch caldo e per riscaldarci al Rifugio Bonetta a 2.652 mt, arrivati giusto prima della telefonata del sindaco, che chiude la strada per Santa Caterina causa pericolo di frana, la stessa che nel mese di Agosto creerà disagi alla circolazione. Non ci resta che ripartire in discesa verso Ponte di Legno dove scendendo di quota perdiamo il contatto con la neve. Da qui, imbocchiamo la statale 42 per raggiungere il Passo del Tonale, forse il passo meno apprezzabile dell’itinerario, dovuto alla alta concentrazione di hotel e condomini che hanno un po’ snaturato il luogo a nostro parere.

Dalle Dolomiti al Lago di Garda

Arrivati a Dimaro intercettiamo la Val Meledrio, che con il valico Campo Carlo Magno in mezzo a boschi con viste stupende sulle Dolomiti del Brenta, ci porta a Madonna di Campiglio. Oltre si apre la Val Rendena in discesa tra boschi e piccoli paesi, dove dopo tanti chilometri sotto una pioggia che non intende lasciarci, svoltiamo per il lago di Ledro dove una doccia calda ci aspetta. Sono ormai le sei di pomeriggio e finalmente, dopo dodici ore ininterrotte di precipitazioni tediose, il cielo ha pietà di noi, ed in pochi minuti un sole ristoratore fa capolino per riscaldarci le ossa umide. Da adesso è solo riposo fatto di aperitivo con il sole in faccia, passeggiate alla scoperta del paese, ed una ottima cena a base di formaggi polenta e cacciagione, tutto innaffiato da ottimo vino. Complice la stanchezza della giornata e l’ottima cena, andiamo a letto presto per ricaricare le batterie.

Iniziamo il giorno di ritorno con una colazione abbondante e subito dopo siamo già in marcia, scendendo verso il lago di Garda che sorpassiamo velocemente e valichiamo usando la statale 240 di Loppio. A Mori finalmente riprendiamo le nostre amate curve, salendo in direzione Brentonico con il Monte Baldo di fronte a noi. Pausa caffè a San Valentino dove attacca la statale 208 verso Avio, una strada bellissima a strapiombo sulla valle da fare tutta con cuore e freni in gola. Da qui attraversiamo l’Adige ed l’autostrada del Brennero per intercettare la provinciale 211 dei Lessini che parte dall’abitato di Sdruzzinà. Una bella salita con asfalto non proprio perfetto, dove una Ferrari ci sorpassa e saluta sgassando. Siamo oramai in cima e la boscaglia diventa di nuovo pascolo fino al nostro obiettivo: il Passo Fittanze dove spenderemo due ore tra pranzo con salumi tipici e relax insieme alle amichevoli mucche nei dintorni. Ripartiamo e qui inzia la discesa verso la Pianura Padana, fatta di paesini quasi disabitati e caldo, tanto caldo. Lambiamo Verona e Ferrara e dopo parecchie ore, arrivati alle porte di Bologna facciamo la foto di rito con l’ormai assodato aperitivo.

A casa i chilometri saranno 1100 circa, tante le emozioni, orgogliosi di aver fatto qualcosa di bello e diverso, condito dall’amicizia e dalle risate, diventando un’avventura unica da raccontare.

Gabriele Massai, fin da piccolo smontava e rimontava (male!) qualsiasi cosa trovassi nell’officina del babbo. Progettista di macchine automatiche, viaggia da sempre in moto o in compagnia di amici e birra!
Il “Branco” ha viaggiato con: Suzuki VanVan, Beta Alp, Derbi Mulhacen, Suzuki GSX-R.

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