Monte Cavallo – On e Off in Friuli

Un breve itinerario di 70 chilometri lungo una splendida strada sterrata che conduce a delle malghe e prosegue fino a Piancavallo.

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Monte Cavallo in moto - Piancavallo
Monte Cavallo in moto

Friuli fuoristrada: alla conquista di Monte Cavallo in Maxi-Enduro!

Mancano poche ore alla fine del 2019 e il tempo è semplicemente troppo bello per non sfidare il freddo invernale e raggiungere Monte Cavallo, al confine tra Veneto e Friuli e a pochi chilometri da Piancavallo, in provincia di Pordenone.

1IL PERCORSO

Monte Cavallo in moto - Panorama
Monte Cavallo in moto – Panorama

Dalla Pedemontana che collega Cordignano con Maniago, la strada si inerpica in direzione Pian del Cansiglio. Superata la sede degli Alpini e la trattoria, sulla destra dopo una curva molto stretta, parte la strada che porta a Lama di Som. Di là parte una salita sterrata che conduce a delle malghe e prosegue fino a Piancavallo.

2L’ADRENALINA DELL’OFF

Due amici, con una V-Strom  e una Tiger 1200 con ruote da 19″ e quel po’ di ansia di chi è tanto che non sporca le gomme fuori strada e senza troppa esitazione partiamo in direzione Aviano. Sono passati diversi anni dal mio vecchio Superténéré senza elettronica, così, giochicchiando con il tastierino sulla sinistra mi ricordo di disinserire il traction control prima di trovare i sassi smossi.

3PASSA LA PAURA

Monte Cavallo in moto - Piancavallo
Monte Cavallo in moto – Tiger 1200

Poche centinaia di metri e i vecchi ricordi riaffiorano. La moto non soffre troppo le asperità, nonostante l’escursione degli ammortizzatori non sia elevata e la luce da terra neppure, le gomme invernali, le Anlas Winter Grip Plus danno comunque sicurezza a entrambe. Proseguiamo al massimo in seconda marcia: il primo tratto è un sassoso percorso immerso nel bosco, bucolico in estate un po’ triste d’inverno con gli alberi spogli ed i rami secchi, alcuni tratti sono in cemento con profonde scalanature per drenare l’acqua e le caditoie piuttosto larghe fanno sobbalzare le moto. Mano a mano che si sale la strada si fa più smossa, con pietre che affiorano dal terreno e profondi solchi longitudinali, un po’ difficili da superare, ma la confidenza si fa sentire e proseguo tranquillo evitando gli ostacoli più grossi mentre ogni tanto mi giro per assicurarmi che Domenico sia dietro. Arrivati al primo bivio, ignorando l’indicazione per “Piancavallo” mi accorgo di un’altra strada, proviamo!

4L’ARRIVO

L’arrivo era previsto a Piancavallo ma, giunti in quota e trovata la prima neve, ci fermiamo a far passare una carovana di quad. Intanto si ferma anche un ciclista che ci suggerisce una deviazione: invece di salire e giungere a destinazione, possiamo scendere per una strada ancora più impegnativa che ci riporterebbe un paio di chilometri più avanti di dove avevamo deviato per fare il nostro sterrato, precisamente alla Malga Coda di Bosco. Presi dall’entusiasmo abbandoniamo la meta iniziale che aveva un sapore di avventura conclusa, per proseguire attraverso nuove piste.

Raggiungiamo la Malga agognata, senza particolari difficoltà e giustamente scatta la sosta con birra ed un piatto di patate. Ritrovato il calore e le energie, riprendiamo il nostro cammino scendendo di nuovo verso Caneva e risalendo per la seconda volta lungo il primo tratto asfaltato che ci porta a Lama di Som. Giungiamo quindi all’altro sterrato che ci riporterà a Polcenigo sulla Pedemontana. Qui il fondo è più compatto sebbene in forte pendenza ma in molti tratti è stato steso uno spesso strato di ghiaino per livellare le buche, con l’effetto di creare una strada quasi di sabbia. Nelle curve bisogna fare attenzione a non far affondare l’anteriore ma dopo qualche chilometro la strada torna ad essere “naturale”, regalando uno splendido panorama.

Buona strada a tutti e ricordate che “Le strade sono fatte per i viaggi, non per le destinazioni” (Confucio).

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